Il taccuino

Presentare il taccuino nel Writing and Reading Workshop

Un posto dove vivere come uno scrittore, non solo a scuola durante il tempo per la scrittura, ma ovunque tu sia, in qualsiasi momento della giornata

R. Fletcher

A settembre sono di fronte ai miei “primini”, ventiquattro alunni un po’ spaesati e intimoriti dalla nuova scuola secondaria di primo grado e che non sanno ancora cosa aspettarsi dalla nuova docente di Lettere. Mi accingo ad introdurre il writing workshop o laboratorio di scrittura: quale modo migliore se non partire da uno strumento fondamentale come il taccuino? E’ l’inizio del viaggio nella lettura e nella scrittura.

Ho pensato a lungo a come presentarlo, volevo che ne rimanessero affascinati come era successo a me, volevo che potessimo scoprirne insieme la magia e le potenzialità, svelarne i segreti e assaporarne il piacere  un po’ per volta.

Ero consapevole che avrei fornito loro una chiave per aprire molte porte.

Il taccuino dello scrittore, infatti, è uno strumento fondamentale della cassetta degli attrezzi dello scrittore e del lettore e nella pratica quotidiana del laboratorio.

In questa epoca, dove la velocità fa da denominatore comune a tutto e dove i ragazzi sono abituati a stimoli che durano pochi secondi, il taccuino permette loro di imparare a soffermarsi e ad osservare il mondo che li circonda in un modo nuovo, guardare ciò che c’è dentro e fuori di noi con occhi diversi.

Il taccuino, se ben guidato nell’uso e allenato nella pratica quotidiana, aiuta i ragazzi a trovare il tempo per la scrittura e a crescere come scrittori, insegna a ricercare, trovare e  fissare la bellezza sulla carta ovunque essa si trovi, dentro o fuori di loro, li aiuta a sondare “le loro terre di dentro” e a trovare parole nuove e giuste per descriverle.

Il taccuino diventerà il serbatoio delle idee per la scrittura, gli esercizi di pratica riflessiva, raccoglierà i “semi di idee” per i loro pezzi.

Ho scelto di presentare il taccuino ai miei alunni con un percorso di due sessioni, una preparatoria e più creativa, la seconda più riflessiva e pratica.

Il taccuino prende forma

Ho chiesto ai ragazzi di procurarsi un quaderno piccolo con copertina rigida che fosse di loro gradimento, scelta libera, e di procurarsi tutti i materiali per decorare che volevano e gradivano (sticker, nastri, glitter, fiocchi e perline, per arrivare alle figurine dei calciatori), poi mi sono procurata altri materiali utili che ho predisposto nell’angolo del Writing Workshop in classe.

Sono partita dalle conoscenze pregresse dei miei ragazzi, chiedendo loro se sapessero cosa fosse un taccuino e se ne avessero mai avuto uno, se conoscessero qualcuno che lo usasse. Molti di loro lo avevano sentito nominare ma non avevano chiaro che cosa fosse esattamente, quale fosse il suo utilizzo e molti lo hanno definito “come un diario”. Abbiamo cominciato insieme a conoscerne la definizione e l’uso che ne fanno gli scrittori mentre mostravo loro delle foto di taccuini famosi.

Se nel laboratorio rinascimentale del Writing Workshop il docente guida i ragazzi con la propria pratica, ho iniziato mostrando loro il mio taccuino personale, spiegando come e perchè lo avevo, i suoi colori e la copertina che mi ricordavano il luogo che amo di più, il mare, e come avevo deciso di decorarlo perchè rispecchiasse me stessa e mi ci potessi riconoscere, poi ho chiesto loro di fare la stessa cosa: decorarlo e trasformarlo come volevano, facendo in modo di personalizzare il taccuino in modo da mostrare la loro personalità, portare traccia di loro e della loro vita anche all’esterno. All’interno abbiamo suddiviso il taccuino in due sezioni: una dello scrittore e una del lettore.

I ragazzi hanno cominciato a decorare ognuno il proprio taccuino in libertà, la disposizione dei banchi ad isole e lo scambio dei materiali ha permesso che i ragazzi potessero confrontarsi e lavorare in una atmosfera di creatività e condivisione.

Il tuo mondo in un taccuino!

I ragazzi hanno portato il loro taccuino decorato e personalizzato, ho dedicato un breve momento di condivisione in cui, chi voleva, poteva mostrarlo ai compagni e spiegare come lo aveva personalizzato.

Eravamo pronti per affrontare la seconda sessione di laboratorio: il contenuto del taccuino e il suo utilizzo, le tipologie di annotazioni.

Attraverso l’utilizzo di una presentazione Adobe Spark da me realizzata, ho guidato passo a passo i ragazzi attraverso le diverse tipologie di annotazioni  possibili, catturando così la loro attenzione e fornendo uno strumento per loro utile di cui disporre anche in futuro.

Prima di tutto abbiamo posto l’attenzione su un aspetto fondamentale, ovvero che il taccuino non è un diario e che non va considerato e affrontato come tale.

Ma cosa si può annotare nel taccuino? Possiamo scriverci tutto quello che ci passa per la testa, quello che ci succede (dentro e fuori), avremmo annotato ciò che ci circonda, emoziona, piccoli e grandi eventi della nostra vita, ricordi ed emozioni che vogliamo imprimere con l’inchiostro sulla carta e far rivivere nella nostra scrittura.

Il taccuino è la cassetta degli attrezzi per scrittori e lettori e ho mostrato ai ragazzi diverse tipologie di annotazioni: schizzi a mano libera e disegni, piccoli oggetti e memorie di valore ( una foglia, un fiore, una figurina, un biglietto del treno o di un concerto, una fotografia, un lembo di tessuto, granelli di sabbia della nostra spiaggia preferita), aneddoti o fatti che ci colpiscono,  citazioni e frasi rimaste impresse ma anche ciò che ci disturba, appassiona, liste di cose che ci fanno arrabbiare; il taccuino è il posto giusto per accogliere dubbi e domande, custodire i ricordi d’infanzia, pensieri sparsi, riflessioni o improvvise illuminazioni sulla vita, su lezioni imparate da eventi piccoli o grandi.

Nel taccuino è possibile annotare anche cose che normalmente non scriveremmo mai sulla carta ma che, anche se apparentemente banali, potranno diventare utili per ispirarci: battute o interi dialoghi interessanti ascoltati per caso (perché gli scrittori sono prima di tutto dei grandi curiosi), le descrizioni di tutto ciò che vediamo intorno a noi, in luoghi pubblici, mentre viaggiamo in treno o in autobus, mentre siamo al ristorante, in sala d’attesa o in biblioteca … ovunque. Ho ricordato ai ragazzi di non dimenticare le sensazioni, gli odori, di imparare ad assaporare ogni cosa e a lasciarne traccia per non dimenticarla.

Infine abbiamo cercato di capire insieme come il taccuino può diventare un  “serbatoio” di idee e ispirazioni: annotando i “semi di idee” delle nostre storie, le strategie e le tecniche apprese durante le minilesson e gli  “esercizi” di stile o sperimentazioni di tecniche di scrittura, le liste di parole (magiche, esplosive, poetiche, inventate), le storyboard e le annotazioni finalizzate alla costruzione del testo ma anche commenti, pensieri ed emozioni che ci suscitano libri, canzoni, film.

E il taccuino del lettore? Il taccuino del lettore ospiterà le liste dei libri che abbiamo letto o che vorremmo leggere, annotazioni sui libri letti, le riflessioni, i nostri dubbi e le nostre domande sui personaggi e le loro storie, le connessioni tra le storie che leggiamo e la nostra vita, frasi o citazioni che ci hanno colpito e appassionato.

Mano a mano che illustravo le diverse tipologie di annotazione mostravo loro esempi di mie annotazioni e di quelle dei ragazzi della classe seconda, ho sempre risposto ai loro dubbi e alle loro domande e chiesto loro di fornire qualche esempio personale in merito all’annotazione che stavamo affrontando. Abbiamo concluso la lezione con un esercizio pratico: ho chiesto loro di scegliere tre tipi di annotazione e provare a scriverle nel taccuino.

I ragazzi si sono mostrati entusiasti, molti hanno saputo osservare in modo realista che questo tipo di annotazioni non veniva loro naturale e che sarebbe stato difficile; li ho rassicurati e ho spiegato loro che, come lo era stato per me, sarebbe servito solo tempo e che ci saremmo “allenati” insieme all’uso del taccuino con annotazioni prima settimanali e poi giornaliere. Per i primi tempi ho caldamente consigliato ai miei ragazzi di portare con sé il taccuino ovunque (persino al supermercato a fare la spesa) e, con l’accordo dei colleghi, i ragazzi hanno potuto utilizzare il taccuino per le annotazioni anche in ore al di fuori di quelle di Italiano.

Il taccuino non è un diario personale e nemmeno un quaderno scolastico, educare all’uso del taccuino significa educare a conoscere se stessi e il mondo che ci circonda, favorisce lo sviluppo della consapevolezza di sé e mantiene vivo il rapporto con la scrittura: annotiamo ora per scrivere in futuro (Poletti Riz 2017).

Bibliografia:

  1. Buckner A, Notebook Knowhow, strategies for the writers’ notebook, Stenhouse Publishers, 2005
  2. Fletcher, A Writer’s Notebook: Unlocking the Writer Within You, New York, Harpercollins Childrens Books, 1996
  3. Poletti Riz, Scrittori si diventa. Metodi e percorsi operativi per un laboratorio di scrittura in classe, Trento, Erickson, 2017